INTERVISTA A CAMILLO BORTOLATO

INTERVISTA AL MAESTRO CAMILLO BORTOLATO
2 Maggio, 2017 admin

Apprendere al volo calcoli e numeri, senza sofferenza. E’ il desiderio di tanti bambini – e ancor più dei genitori – che con l’arrivo in prima elementare si approcciano alla spesso odiata matematica. Ma il metodo analogico, ideato dal maestro Camillo Bortolato, ha rivoluzionato la didattica facendo apprendere ai bambini “in modo intuitivo”. Per approfondire questa modalità didattica il Centro MeTe organizza un corso formativo con Paola Farina, esperta formatrice del Centro Studi Erickson.
Nel frattempo ecco alcuni approfondimenti direttamente dal suo ideatore, Camillo Bortolato.

Lei definisce il metodo analogico come la via del cuore, cioè dell’intuizione. Cosa significa?
Il metodo analogico si basa sulla percezione a colpo d’occhio, che è la condizione generale del nostro modo di vivere. Nel giro di pochi attimi la nostra mente – che è programmata a vivere solo il presente – è in grado di percepire tutta una serie di informazioni.

Quali strumenti utilizza?
Quello fondamentale è la Linea del venti che insegna a “calcolare senza contare” secondo un principio di strategie compensative che suppliscono ai limiti della percezione. È un ragionamento complesso, ma il metodo è assolutamente semplice ed intuitivo, benché supportato da fondamenta scientifiche.

Come è arrivato ad ideare il metodo analogico?
Da subito. Quando iniziai ad insegnare, negli anni ’70, imperversava l’insiemistica, la topologia, i regoli. Strumenti belli, ma fuori posto. Vedendo le difficoltà dei bambini ho rintracciato le mie sensazioni infantili per trovare il modo di arginarle. Così già il primo anno di insegnamento ho creato la linea del 20, ed è stato come dare ai bambini due paia di mani.

Ha subito colto che qualcosa stava andando meglio?
Si. Nei bambini, ma anche nei genitori.

Lei fa un interessante paragone tra il metodo analogico ed il computer, dicendo che i “nativi digitali” dovrebbero piuttosto chiamarsi “nativi analogici”. Cosa vuol dire?
I bambini adorano il computer perché in qualche modo rispecchia il nostro aspetto. La natura del computer, fatta di circuiti e simboli, rimane nascosta dietro un’interfaccia grafica che si presenta con icone ed emozioni, senza simboli complessi nè parole. Proprio come siamo fatti noi. Questa è la stessa modalità del metodo analogico dove non parli e non leggi, ma riconosci a colpo d’occhio; dove la comprensione sparisce e rimane solo l’intuizione.

Il suo metodo oggi è molto diffuso e i corsi di formazione si stanno moltiplicando.
Ora sì, ma è stato un processo molto lento. La sua efficacia si è diffusa un po’ alla volta tramite passaparola tra gli insegnanti ed i genitori. Quando iniziai ad utilizzarlo– costruendo da solo gli strumenti in legno – ero in controtendenza rispetto alla cultura dell’epoca che correva dietro ad ideologie più concettuali, apparentemente più importanti. Ideologie che hanno creato tanta sofferenza nei bambini e portato molti ad odiare la matematica. Il successo di oggi, invece, dimostra che la semplicità è la chiave del successo. In altri Paesi, dove la matematica “funziona”, si usa già da molto un approccio similare: vale ad esempio per la Germania e la Finlandia.

Di Miriam Branz

Per info: info@conemtepuoi.it – cell 3456848308

Scarica il modulo di iscrizione