Studenti con dsa: l’alleanza educativa per il successo formativo

Quante volte succede che uno studente con DSA viva negativamente tutto ciò che riguarda il mondo scuola? Quanti ragazzi hanno un rifiuto per la lettura, lo studio, i compiti? Questi studenti si percepiscono spesso inadeguati, inefficaci e a volte impotenti di fronte alle richieste fatte dalla scuola. Nulla è perduto però, se si può fare affidamento su una buona alleanza educativa.

Accompagnare questi ragazzi a conoscere se stessi, a prendere consapevolezza delle proprie risorse e modalità di apprendimento alternative alla didattica comune, la ricerca e lo sviluppo di nuove strategie di apprendimento, può restituire loro un’immagine di sé positiva, la motivazione ad imparare, la voglia di restare nel circuito dell’apprendimento al passo coi compagni.

Il primo strumento compensativo per un alunno con dislessia è rappresentato da un efficiente metodo di studio (c. Cornoldi, 2010), in quanto rispetto ai suoi compagni normolettori non potrà adottare il metodo più diffuso basato sulla lettura ripetuta del materiale e sulla scrittura.
Questo significa che lo studente con DSA nel tempo dovrà riuscire a sviluppare strategie di apprendimento alternative, adottando strumenti diversi dalle sole carta e penna, utilizzare tutti i sensi non limitandosi all’uso degli occhi per leggere e comprendere. Per affrontare questo percorso e raggiungere questi obiettivi, avrà bisogno però di essere accompagnato e sostenuto sia dalla scuola che dalla famiglia.

Il loro ruolo risulta infatti fondamentale per un approccio coerente, che valorizzi le potenzialità del ragazzo con DSA e gli consenta di fronteggiare le difficoltà che incontrerà, per la riuscita negli apprendimenti e per il mantenimento futuro degli esiti positivi ottenuti.
La stessa Legge n. 170, 8 ottobre 2010 (art.2) attribuisce alla scuola un ruolo ed un compito essenziali, definendone le finalità nei confronti dei ragazzi con DSA: garantire il diritto all’istruzione, favorire il successo formativo attraverso misure didattiche di supporto, ridurre i disagi relazionali ed emozionali, adottare forme di verifica e di valutazione adeguate, preparare gli insegnanti e sensibilizzare i genitori, incrementare la comunicazione e la collaborazione famiglia, scuola, servizi, assicurare pari opportunità anche attraverso la personalizzazione della didattica. Questo significa che la scuola dovrà rendere partecipi anche i genitori nella progettazione dell’azione formativa dello studente attraverso una forma di continuità educativa.

Si tratta perciò da un lato di individuare e valorizzare metodologie didattiche e strategie pratiche alternative per promuovere l’apprendimento in maniera inclusiva, di conoscere le potenzialità di alcuni strumenti quali valido veicolo per far emergere le risorse personali dello studente perché le possa investire nella propria crescita; dall’altro di favorire e mantenere un confronto, un dialogo ed una collaborazione costanti tra le figure principali coinvolte per costruire un’alleanza educativa concreta e significativa.
Il successo formativo e il benessere psicofisico del ragazzo con DSA sono dunque favoriti da un’adeguata alleanza scuola famiglia e da un lavoro di rete dei soggetti coinvolti nell’affiancamento allo studente . La collaborazione vera, il lavorare insieme secondo un approccio condiviso implica creare occasioni di costruire e partecipare attivamente ad un progetto in cui ogni attore diventa co-protagonista del sistema educativo.

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