Cervelli… al lavoro!

In occasione della Settimana del Cervello (per quest’anno sospesa) vogliamo proporre un breve articolo sull’importanza della stimolazione cognitiva per gli anziani ponendo l’attenzione sulla delicata condizione della fragilità legata alla demenza.

Nel 2016 il World Alzheimer Report ha stimato che nel mondo circa 47 milioni di persone sono affette da demenza e ha previsto che entro il 2050, la cifra sia destinata ad aumentare a 131 milioni. La demenza è un disturbo caratterizzato da un declino delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, orientamento spazio-temporale, ecc.) e questo influenza in toto la persona che ne è affetta perché interferisce in tutti gli ambiti (lavorativo, sociale, personale…).

Nonostante i progressi della ricerca, ad oggi non esiste una terapia farmacologica specifica in grado di arrestare l’evoluzione di questa patologia.

In letteratura tuttavia sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano i benefici degli interventi neuropsicologici che, assieme alle terapie farmacologiche, rallenterebbero il declino cognitivo.  Tra questi troviamo la Stimolazione Cognitiva che si basa sull’idea che l’assenza di attività cognitiva accelererebbe il decorso della patologia. Se vogliamo comprendere come la stimolazione cognitiva possa essere d’aiuto alle persone con decadimento cognitivo non possiamo non parlare di due concetti quello di neuroplasticità e quello di riserva cognitiva.

La plasticità neuronale è la capacità dei neuroni di adattarsi e modificare le loro connessioni e di sviluppare e riorganizzare le reti neurali dopo aver subito un danno. In passato si pensava che la plasticità neuronale fosse limitata al periodo prenatale e ai primi anni di vita ma gli studi hanno dimostrato che questo fenomeno dura per tutto l’arco della vita. La Riserva Cognitiva indica invece la capacità di far fronte a un danno neuropatologico attraverso la massimizzazione delle prestazioni con il coinvolgimento di strategie cognitive alternative. Tutto questo è possibile grazie al fatto che il nostro cervello dispone di un numero di cellule nervose superiore a quelle di cui ha bisogno.  I neuroni in esubero fungono così da riserva compensando quelli danneggiati per far fronte alle difficoltà della patologia.

 La stimolazione cognitiva è quindi un intervento non farmacologico, che tende a rallentare il decorso progressivo della patologia grazie alla plasticità dei neuroni stimolata  dall’esercizio delle funzioni residue. E’ rivolta alle persone con demenza lieve o moderata e finalizzata al mantenimento/potenziamento delle funzioni cognitive residue, cioè quelle che la malattia ha risparmiato. La Stimolazione Cognitiva quindi non ripristina le funzioni compromesse ma può fornire un buon contributo nel rallentare l’evolversi della patologia.

Stimoli diversi, esercizi cognitivi, attività fisica e socializzazione aiutano a rafforzare la riserva cognitiva e come dimostrato da alcune ricerche, in età avanzata, uno stile di vita attivo e inserito in contesti sociali stimolanti contribuisce a diminuire il rischio di sviluppare una demenza.

Gli obiettivi principali della stimolazione cognitiva quindi sono quello di mantenere le risorse residue, rallentare il deterioramento cognitivo, ridurre l’isolamento, “riempire” il tempo di attività significative e migliorare l’autostima. L’attività di stimolazione cognitiva deve essere svolta da un professionista che si approccia all’anziano con esercizi creati ad hoc per rafforzare le funzioni cognitive (memoria, attenzione, linguaggio..). Esempi di attività proposte sono: l’associazione di concetti simili, categorizzazioni, visualizzazione e problem solving, copia di figure, denominazione di oggetti di uso comune, costruzione di frasi, rievocazione di brani, etc.

Gli interventi proposti, non possono essere improvvisati ma necessitano di programmazione e personalizzazione. Per essere efficaci infatti devono:

  • Essere rapportati alle abilità residue dell’anziano;
  • Essere svolti in un ambiente sereno;
  • Essere regolari e protratti nel tempo;
  • Essere guidati da indicazioni brevi;
  • Fornire stimoli diversi e stadi di difficoltà progressivi;
  • Rispettare i tempi dell’anziano senza mai farlo sentire incapace;
  • Promuovere l’autonomia e il senso di autoefficacia;
  • Raggiungere obiettivi condivisi.

La finalità non è ottenere una prestazione elevata nei compiti, ma riuscire a coinvolgere la persona nell’esercizio cognitivo proposto. Durante l’attività di stimolazione cognitiva non devono infatti mancare i rinforzi positivi che stimolano la motivazione apportando un generale benessere all’anziano destinatario.

Più il cervello funziona e lavora meno si deteriora. Bisogna farlo allenare in modo costante e continuo come si fa con il movimento per il mantenimento del corpo.

Dott.ssa Maura Luzzani

Riferimenti

www.settimanadelcervello.it

Rossana Francesca Colucci, La stimolazione cognitiva nella demenza.

Gollin D., Ferrari A., Peruzzi A., Una Palestra per la mente, Trento, Ed. Erickson.

Gueli C., Ginnastica Mentale, Santarcangelo di Romagna, Ed. Maggioli.

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