RITORNO ALLA “NORMALITÀ”?!

Non ci è forse sembrato troppo il tempo dell’attesa del ritorno alla “normalità”?

Non avevamo tutti un gran desiderio di tornare a fare tutto quello che il Covid ci ha impedito?

Come arriviamo a questa riapertura?

Abbiamo sentito parlare di Coranavirus utilizzando la metafora bellica sentendo parlare, ad esempio, dei sanitari in prima linea. Utilizzando questo linguaggio potremmo ipotizzare di essere i reduci di questa battaglia, e come reduci ora dobbiamo fare i conti con la fatica di ripartire, di rimettere insieme i pezzi che in questo periodo si sono scombinati.

Più che di un ritorno alla normalità sarebbe meglio parlare di una nuova normalità proprio perché quest’esperienza ci ha cambiati.

In casa abbiamo piacevolmente ri-scoperto attività e hobby, ci siamo adattati e abbiamo messo in campo risorse ed energie che ci hanno permesso di affrontare la situazione. Da una dimensione sociale basata sui rapporti con l’esterno la pandemia ci ha fatto focalizzare su una dimensione interna, su di noi e sulla nostra famiglia.

La letteratura psicologica ci dice che le condizioni necessarie per superare la pandemia sono il sapersi adattare con flessibilità alle restrizioni o alle limitazioni, capire cosa è successo e come è successo (anche se non potremo mai sapere perché è successo!) per comprendere le implicazioni dell’evento sulla nostra salute e benessere, e riuscire ad affrontarlo.

Per fare questo dobbiamo riuscire a dare un senso all’esperienza fatta, guardarci dentro, capire di cosa abbiamo bisogno e quali sono le nostre priorità. Dobbiamo saper trovare un aspetto positivo che possa dare un significato importante per noi stessi. Ed è proprio da qui, da noi e dalle strategie costruttive che abbiamo attuato per fronteggiare la situazione, che dobbiamo focalizzarci per ripartire.
Non dimentichiamoci della possibilità di rivolgerci ad un professionista nel caso in cui dovessimo aver bisogno di un aiuto.

Più che dirci “ce la faremo” dovremmo dirci “ce la possiamo fare”.

Dott.ssa Annalisa Pasi, psicologa

 

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