La psiche al centro della vita

Ieri scorrendo alcune pagine sul web incorro in queste parole che attirano subito la mia curiosità…   “La salute mentale è stata totalmente dimenticata, mettendo al primo posto solo quella fisica”; le dichiarazioni di qualche illustre collega psicoterapeuta? No. Allora proseguo… “Oggi, soprattutto tra i miei coetanei, si tende a respingere il dolore ai margini di se stessi, accettando una condizione di benessere mediocre, pur di dire ‘sto bene’”, “oggi, dove tutto dev’essere perfetto, veloce e ‘instagrammabile’, è diventato quasi un tabù dire che non si sta bene”.

Chi scrive? Chi dà spazio a un pensiero così vero, profondo e semplice allo stesso tempo?

E’ Ultimo, giovane cantautore italiano che decide di raccontare dei suoi momenti difficili, delle sue fatiche.

Guarda caso proprio questo mese si celebra la giornata nazionale della psicologia, e quest’anno il tema è La psiche al centro della vita. Trovo che le parole di questo ragazzo rappresentino perfettamente il bisogno che ancora oggi è debole e nascosto, di prendersi cura della propria interiorità alla stesso modo che della propria esteriorità. Di Mente e corpo.

Come spesso accade è nei momenti di criticità, di crollo, che possiamo davvero riconoscere la necessità di essere aiutati, ed è indubbio che ora “l’attuale pandemia sta permettendo, per la prima volta nella storia della psicologia italiana, una attivazione e un riconoscimento quale disciplina importante, in certi casi addirittura indispensabile in ambito sanitario. La crisi, ogni crisi, teoricamente apre due strade: l’una con problemi insolubili, quindi negativa e destabilizzante; l’altra con nuovi problemi risolvibili, quindi positiva e stimolante. C’è un bivio, c’è una biforcazione. Si tratta di saper distinguere fra le due strade, imboccando quella giusta.”  (da Riflessioni psicopatologiche e psicoanalitiche di Peirone).

Poter scegliere quindi di dare ascolto alle nostre emozioni, ai nostri sentimenti, alle nostre paure, per darsi l’opportunità di stare bene con se stessi. Di pari passo, le persone che vedono il “benessere psicologico” come elemento cruciale per la salute e il proprio ben-essere sono più che raddoppiate dal 2008 al 2018.

Il disagio psicologico si traduce anche in patologie fisiche: un disturbo ansioso o depressivo aumenta dal 20% al 110% – a seconda della patologia – la probabilità di avere una malattia fisica (Scott et al. 2016). Aumenta così la consapevolezza del legame tra mente e corpo, come parti di un sistema che si influenza reciprocamente.

La dimensione psicologica entra così sempre più nel cuore della tutela della salute, anche se una vera cultura del prendersi cura, che abbia davvero la psiche al centro della vita di tutti noi, necessita ancora di molto lavoro e impegno, per slegarsi da tabù e timori antichi.

“Nella caduta ci sono già i germogli della risalita, fragili ma verdi. Vanno coltivati con premura”.

 Carl Gustav Jung

Dott.ssa Sara Zambotti

Psicologa psicoterapeuta Centro MeTe

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