PERCHE’ LO FAI: animatore in  rsa

Rileggendo gli articoli per le news dell’ambito Anzianamente di MeTe alla ricerca di un nuovo tema da sottoporre all’attenzione dei lettori mi salta all’occhio quello di aprile 2021 “Emozioni: il motore di tutte le azioni” e nella mia mente mi tornano forti alcune esperienze vissute in rsa.

Il lavoro di animatore socio-educativo in rsa è un lavoro impegnativo ma anche molto gratificante, spesso non riconosciuto dall’esterno ma molto importante per chi sta dentro.

Ma chi è l’animatore in rsa?

Negli anni ‘80 è nata la necessità di avere dei professionisti e preparati nel campo dell’animazione, un professionista che, attraverso attività di svariato genere (ludiche, creative, espressive e culturali), stimola e promuove la partecipazione, lo sviluppo delle potenzialità delle persone, dei gruppi e delle comunità territoriali soprattutto in contesti di fragilità.

L’animatore è quindi un professionista che lavora a diretto contatto con le persone, ma che si occupa anche degli aspetti organizzativi, cura la programmazione attraverso progetti educativi, ricreativi e culturali al fine di migliorare la qualità della vita dei soggetti coinvolti. L’animatore, in un’ottica di multidisciplinarietà, si deve confrontare costantemente con le altre figure professionali che operano nei diversi ambiti della struttura: i responsabili, i coordinatori, gli operatori socio sanitari, i fisioterapisti, gli infermieri ma anche con gli addetti alla ristorazione, alle pulizie, alla manutenzione. Insomma con tutto il personale della rsa.

Il lavoro animativo deve quindi mirare ad essere un insieme organizzato di azioni con obiettivi principali la promozione del benessere individuale, l’incremento della qualità di vita delle persone e la partecipazione sociale. La figura dell’animatore quindi diventa ruolo importante e fondamentale soprattutto in questi contesti di residenzialità come le case di riposo dove l’anziano si trova improvvisamente costretto a fare i conti con una nuova immagine di sé differente dal passato perché non più attivo a livello lavorativo o affetto da patologie invalidanti.

La letteratura ci aiuta a delineare la figura professionale dell’animatore di rsa ma spesso, a mio avviso,  nelle dettagliate descrizioni viene tralasciato l’aspetto emotivo che, volenti o meno, caratterizza tutte le professioni sociali . Spesso questo aspetto viene visto come “ostativo” della professionalità o come elemento da analizzare costantemente in una supervisione:  non nego l’importanza di una rilettura in chiave psicologica delle proprie azioni ma sono altresì convinta che a volte lasciarsi sopraffare e non nascondere le emozioni che si vivono sia più arricchente per tutti: assistenti e assisti.

Proprio alcuni giorni fa, durante un incontro con Pino Dellasega e i residenti della rsa, in cui il nostro ospite parlava di resilienza e narrava la storia del “Cristo Pensante delle Dolomiti”, ho vissuto concretamente l’importanza del sentirsi tutti coinvolti in un’unica emozione, in un vortice di emozioni dove ognuno dei partecipanti si sentiva “amico” dell’altro, dove ognuno si sentiva compreso e comprendeva l’altro quasi in una sorta di bolla …e ognuno aveva una lacrima nel cuore e un sorriso sul viso in una commozione condivisa.

Ricordo ancora un famigliare, sconfortata per il marito sempre più rapito dall’Alzheimer, che mi racconta con nostalgia la loro partecipazione domenicale alla S. Messa…la invito a venire alla funzione religiosa in rsa, dove non sente il peso degli occhi di chi le dice “come è diventato tuo marito, ma come fai?, ti riconosce ancora?” Lei accetta e, in un nuovo modo di partecipare alla funzione religiosa che non vede altare e rosoni, si siedono uno accanto all’altra, lui non accenna nessun tentativo di wondering, stringe la mano della moglie, nessuna comunicazione tra di loro ma tanta tanta presenza. Alla fine della Messa nessuna comunicazione nemmeno tra di noi, assistente e assistiti, ma tanta tanta emozione che si svela negli occhi lucidi.

Ecco, forse questi semplici, concreti istanti sono  il vero motore di questa professione che arricchisce chi la sa svolgere con passione e sa cogliere nella quotidianità la pura essenza dell’incontro con l’altro.

Dott.ssa Maura Luzzani

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