L’importanza delle attività relazionali e cognitive nell’anziano istituzionalizzato

Recenti statistiche hanno confermato un dato già da tempo noto all’opinione pubblica: la popolazione italiana sta rapidamente e progressivamente invecchiando.

Il progressivo invecchiamento della popolazione ha inevitabilmente portato la ricerca scientifica e quindi anche quella psicologica, a concentrarsi su questa fase della vita, con l’obiettivo di contrastare l’eccessiva medicalizzazione dell’invecchiamento.

Perché si decide di istituzionalizzare l’anziano?
Sono infatti molti gli anziani non più autosufficienti che non possono vivere senza assistenza e che per ragioni diverse essa non può essere fornita direttamente dai familiari. Pertanto un numero crescente di famiglie si rivolge ai servizi domiciliari, residenziali o semi-residenziali per la cura di un familiare anziano.
L’ingresso in una struttura come la casa di riposo è uno degli eventi più delicati e difficili dell’intera vita.
Purtroppo, la decisione di istituzionalizzare un familiare in una casa protetta per anziani spesso è influenzata da diversi fattori come:
• Impossibilità a prendersi cura della persona anziana a causa di patologie neurologiche importanti;(demenza, Parkinson, stadi avanzati di determinate patologie).
• Difficoltà nella gestione quotidiana della persona anziana per problemi fisici o per patologie che colpiscono la mobilità fisica;
• Problemi economici che non permettono la gestione in casa del proprio caro;
• Conflitti familiari dovuti al fatto che l’anziano ammalato assorbe gran parte del tempo del caregiver e influenza i ritmi e le scelte della famiglia;
Scegliere di inserire il proprio caro in una struttura per anziani può essere vissuto in modo sereno, con la consapevolezza di non poter aiutare diversamente e in modo migliore l’anziano. Alcune volte però, questa scelta diventa molto faticosa per il familiare.
Il vissuto psicologico del caregiver familiare che decide di istituzionalizzare il proprio caro può essere accompagnato da forti emozioni negative come:
Frustrazione per non poter fare quanto vorrebbe e tenere in casa il proprio caro;
Senso di colpa per aver delegato agli altri l’accudimento;
Rabbia e impotenza per aver fatto una scelta che si crede razionalmente giusta ma emotivamente sbagliata;
Dolore nel vedere il proprio caro spaesato dentro la struttura per anziani.

Cosa fare quando ci si sente in difficoltà per aver istituzionalizzato o dover istituzionalizzare il proprio caro?
Per prima cosa è molto importante rendersi conto della propria situazione emotiva e quindi non sottovalutarla. Di conseguenze imparare a chiedere aiuto.
Anche il condividere con chi “c’è già passato” e il confidarsi con qualcuno emotivamente vicino può essere d’aiuto nell’affrontare questo delicato momento che coinvolge tutti, istituzionalizzato e famigliari.
Sicuramente affidarsi a specialisti, come ad esempio il psicoterapeuta, può facilitare la comprensione della situazione e a trovare meglio le proprie risposte.

Ma come facilitare l’ingresso dell’ anziano in casa di riposo?
Innanzitutto è necessario far comprendere all’ anziano e ai familiari che il trasferimento all’interno di una struttura residenziale non comporta la perdita della propria autonomia e della propria identità.
È importante, per quanto possibile, mostrare prima all’ anziano l’organizzazione della struttura fornendo tutte le informazioni relative all’organizzazione (regole, orari, attività e spazi differenti) e quando possibile mostrargliela.
Per lenire il più possibile gli effetti dell’istituzionalizzazione, è quindi necessario rispondere non soltanto ai bisogni assistenziali, ma anche a quelli socio-culturali, ricreativi ed educativi, organizzando attività di mantenimento cognitivo nonché momenti ludici, creativi e terapeutici.
La persona anziana istituzionalizzata ha bisogno di ritrovare stimoli diversi, di essere sollecitata agli scambi sociali, di trovare un momento per sé da condividere con gli altri, di vivere momenti allegri insieme agli altri ospiti e ai familiari.
Negli ultimi anni infatti si assiste sempre più al progressivo abbandono del modello assistenzialistico per puntare sull’invecchiamento attivo, sulla prevenzione, sul mantenimento delle autonomie, sulla riabilitazione, sul mantenimento delle relazioni sociali e delle capacità creative.

Quali attività proporre agli anziani e perché
Sono numerose le attività che si possono proporre all’interno delle residenze per anziani: attività espressivo-relazionali, attività informativo-culturali, manuali e di vita quotidiana, attività di stimolazione cognitiva. Le attività con gli anziani sono principalmente di gruppo, in quanto tale relazione stimola la socializzazione e la cooperazione. Le attività, per essere efficaci, devono essere personalizzate, cioè adattate alla necessità del singolo utente, al suo modo di essere, di pensare, alle sue possibilità e capacità cognitive.
L’obiettivo principale è il potenziamento e/o il mantenimento delle abilità e delle risorse residue: per tale motivo ogni attività non è fine a se stessa, ma è determinata a stimolare abilità cognitive quali il linguaggio, l’attenzione, la percezione, la memoria e il ragionamento.
L’area affettiva relazionale viene promossa attraverso una serie di attività sociali (giochi, feste, incontri) che prevedono l’interazione, la socializzazione e la collaborazione fra i diversi soggetti coinvolti, al fine di stabilire un legame con le persone e allo stesso tempo mirando al miglioramento delle capacità cognitive della persona. Quando si propongono attività di stimolazione cognitiva è utile capire il numero degli ospiti, il grado di demenza e la presenza di eventuali disturbi comportamentali (quali sono, quando si presentano, con quale frequenza e intensità), la storia di vita e particolari abitudini.

Una volta raccolte queste informazioni sulla persona, capite le sue risorse e le sue problematiche si può pensare poi se ha senso proporre delle attività individuali o di piccolo gruppo in base all’obiettivo che ci si dà.
I servizi socio-educativi all’interno delle struttura solitamente si muovono su 3 livelli (individuale, piccolo gruppo e grande gruppo). Con il piccolo e il grande gruppo si propongono:
– attività ecologiche volte a stimolare le abilità cognitive residue quali: attività di comunità- piegare le salviette, riordino vestiti, preparazione del caffè e lavaggio stoviglie, preparare la tavola, fare il letto etc.
– attività occupazionali: fare a maglia/gomitolo, attività di cucina (taglio verdure, preparazione pizza o dolci), cura dell’orto e piante etc..
– attività ludico ricreative: merenda/aperitivo/eventi di reparto con musica e ballo etc..
– attività ricreative: laboratori manuali, mandala, preparazione e colorazione addobbi etc..
– attività di stimolazione cognitiva: calendario giornaliero, movimento abbinato a denominazione oggetti, colori, musica etc..
Mentre, le attività individuali sono da calibrare in base a necessità e gravità della patologia: cura della persona (attività di manicure), approccio conversazionale, stimolazione sensoriale, doll therapy, ausili terapeutici (coperta terapeutica), etc..- terapie non farmacologiche.
L’idea di base è che c’è sempre qualcosa da stimolare, il tutto sta nel trovare l’attività che ha senso per la persona con l’obiettivo di farla stare bene, tenerla occupata (anche se per un breve momento) e ridurre i disturbi del comportamento.
Ottimale sarebbe avere degli oggetti significativi per la persona, recuperati dai familiari (ad es. foto, oggetti, album foto etc..) da poter utilizzare come “strumento” anche a disposizione per gli operatori.
Un principio cardine per chi lavora in queste strutture per anziani e svolge attività cognitive e relazionali rivolte a questa fascia di età è quello di considerare la persona anziana nella sua globalità e unicità della sua storia.
Svolgere l’attività di animazione con gli anziani significa saper interagire con persone di terza e quarta età e aiutarle a migliorare la qualità del loro tempo e il benessere psicofisico.

Per Approfondimenti
Attività di animazione con gli anziani. Stimolare le abilità cognitive e socio-relazionali nella terza età.
Laura Pedrinelli Carrara
Ed. Erickson, 2016

Una mente attiva. Percorsi di stimolazione cognitiva per la terza età
Laura Pedrinelli Carrara
Ed. Erickson, 2017

I processi psicologici dell’ invecchiamento
Maria Rosa Baroni
Ed Carrocci, 2010

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